logo

Come cambiare la “percezione” del burro attraverso la comunicazione

Dopo un lungo periodo col dito puntato verso questo grasso derivato del latte,
negli ultimi anni si sta registrando un vero e proprio boom di consumi… e di prezzi.

blank

Cresce l’export dei formaggi ma allo stesso tempo nel mondo è ufficialmente burro-mania. Dopo un lungo periodo col dito puntato verso questo grasso derivato del latte, negli ultimi anni si sta registrando un vero e proprio boom di consumi…e di prezzi. Incrementi che derivano da trend ben definiti.

Iniziamo con il concetto alla base del mercato: domanda-offerta.

I nuovi stili di vita e di alimentazione (che approfondiremo in seguito) hanno portato ad una forte crescita di domanda verso questo ingrediente. Fino a qui, tutto ok: cresce la domanda, aumenta l’offerta.

Ma ciò non è avvenuto. Ad una forte crescita di domanda (solo negli USA è cresciuta del 10% tra il 2014 e il 2017), incredibilmente, è seguito un importante calo dell’offerta, con un ovvio aumento dei prezzi. Soffermandoci sul 2017, i prezzi globali infatti si attestano sui 7000€ a tonnellata, contro i 2500€ del 2016.

Dati impressionanti anche per quanto riguarda l’Italia. Sempre nel 2017 nel nostro paese un chilo di burro costava 5,04€, una cifra cresciuta del 113% rispetto all’anno precedente.

Ma vediamo più da vicino cosa ha portato alla crescita di domanda e al calo dell’offerta.

Perché la domanda e il consumo di burro cresce?

I fattori che hanno scatenato l’impennata della domanda (e consumo) sono diversi:

_ Crollo dell’olio di palma. È da diversi anni che molte aziende alimentari italiane eliminano questo olio dai loro prodotti, di cui i consumatori hanno quasi paura. Nel nostro paese, per esempio, le importazioni di questo ingrediente sono calate del 51% nei primi 5 mesi del 2017. Ma l’olio di palma ha bisogno di un sostituto: ecco allora che si cercano altri oli vegetali o, appunto, il burro;

olio di palma o meglio burro

_ L’aspetto salutistico. La concezione “burro=grasso” sta cambiando. Oggi si inizia a fare leva anche sulle caratteristiche nutrizionali del prodotto: non è chimico; è meno calorico degli oli; non è idrogenato; contiene calcio, vitamina A, sali minerali e proteine del latte; è del tutto naturale e privo di conservanti;
_ Mercati esteri. Sta crescendo anche la domanda di burro di paesi che culturalmente non utilizzano questo ingrediente nella loro cucina, come Cina e Giappone. I motivi? Le influenze dei trend occidentali e la presenza di calcio.

Perché è cresciuta la domanda, ma l’offerta è diminuita?

Ma perché all’aumento della domanda non è salita l’offerta? I motivi sono diversi:

_ Poca remunerazione. Il prezzo del burro è salito ma all’interno della filiera i guadagni non sono adeguati. Ecco perché si punta di più ad utilizzare la materia prima per la produzione di formaggi.
_ Limiti europei. Un altro fattore che ha limitato la produzione sono alcuni limiti imposti dall’Unione Europea sulla produzione di latte;

La comunicazione può cambiare la percezione che i consumatori hanno del burro?

Non abbiamo detto che oltre all’aumento dell’utilizzo di burro da parte delle aziende alimentari, anche i consumi “casalinghi” stanno pian piano aumentando. Merito sicuramente dei nuovi stili di vita e di alimentazione, che prediligono ingredienti naturali e di qualità, che offrano un giusto apporto di nutrienti.

Oltre alla necessità di garantire prezzi adeguati all’interno dell’intera filiera, è in questo campo che le aziende produttrici di burro dovrebbe investire maggiori risorse. La comunicazione di oggi si concentra in particolare sull’utilizzo del prodotto e non sulle sue caratteristiche. Chi sa effettivamente che questo derivato del latte è completamente naturale, senza conservanti e ricco di proteine del latte e sali minerali? Sicuramente pochissimi.

Ecco perché per aumentarne la percezione qualitativa è necessaria una comunicazione ben strutturata, sviluppata da chi conosce il mercato e sa come comunicare nel modo giusto.

Tu cosa ne pensi? Quali sono i driver che possono far crescere in modo più adeguato la percezione del prodotto?

blank
Beatrice Vernocchi
Chief executive officer: “…erbacipollina rappresenta per me la possibilità di affiancare e valorizzare il “saper fare italiano” delle tante straordinarie realtà del mondo del food che ogni giorno si impegnano e competono sui mercati…”
1 Commenti
  • “Free From”, un driver d’acquisto sempre più importante nell’agroalimentare – Erbacipollina | Agenzia Food Marketing
    Rispondi
    Ottobre 12, 2018

    […] il mercato e i consumi nell’agroalimentare. Dal biologico al salutare, dal caffè al burro. Nessun settore ne è […]

Lascia un commento