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La rivoluzione dell’etichettatura della pasta

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l'etichettatura della pasta

Era una riforma che si attendeva da anni, e come sempre accade ha scatenato grandi discussioni e polemiche. Parliamo dell’etichettatura della pasta, una questione complessa che riguarda tutta l’Europa, ma che naturalmente interessa in primo luogo le aziende italiane.

Etichette pasta: com’erano e come sono diventate

A chiunque è capitato, prima o poi, di dare un’occhiata alle etichette della pasta. Le informazioni sono sempre state a dir poco essenziali: “pasta di semola di grano duro; ingredienti: semola di grano duro, acqua”. Punto e basta. Quando si dice l’essenzialità dell’informazione.

Da febbraio 2018 è invece scattato l’obbligo di indicazione della provenienza del grano, un’enorme rivoluzione per l’industria pastaria, dal momento che anche in Italia la maggior parte delle aziende produce pasta secca con grano di provenienza estera (il nostro paese non ne produce abbastanza, e quello prodotto spesso non ha i prezzi competitivi dei nostri concorrenti oltreoceano, anche se molti produttori sostengono di comprare grano all’estero perché di qualità migliore…). La riforma peraltro coinvolge non solo il mondo della pasta, ma anche quello del riso.

“Sono entrati pienamente in vigore i decreti firmati dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda che consentono ai consumatori di conoscere il luogo di coltivazione del grano e del riso in modo chiaro sulle confezioni. Nel solco di quanto fatto per latte e derivati, la sperimentazione è prevista per due anni”, si legge sul comunicato stampa ufficiale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Cosa bisogna indicare sulle nuove etichette della pasta prodotta in Italia:

a) Il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;

b) Il nome del Paese in cui il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE:

c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Si prende quindi la strada della totale trasparenza nei confronti del consumatori, che hanno il diritto di acquistare in maniera consapevole e informata.

L’etichettatura della pasta nei regolamenti UE

Ma la partita dell’etichettatura della pasta è soltanto iniziata, perché si gioca anche a livello europeo. Dopo 4 anni, infatti, la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull’etichettatura. Un’iniziativa importante, visto che il regolamento europeo sostituirà quello dell’Italia, che tuttavia potrebbe non trovare l’appoggio del nostro paese, dal momento che al momento la bozza prevede l’indicazione facoltativa dell’origine delle materie prime.

Le posizioni delle istituzioni, dei pastai e dei coltivatori

Come dicevamo nell’attacco di questo articolo, la normativa relativa all’etichettatura della pasta ha suscitato accese discussioni, con posizioni spesso opposte. Se le istituzioni e le associazioni come Coldiretti hanno sposato la causa della trasparenza e della valorizzazione del reale Made in Italy, grandi scontri ci sono stati invece fra i produttori. I maggiori gruppi del settore infatti hanno detto e ribadito che «per fare pasta di alta qualità serve grano duro che in Italia è difficile trovare» e sono anche ricorsi al Tar, che tuttavia ha rigettato la loro richiesta di sospendere il decreto interministeriale relativo all’obbligo di indicare l’origine. Di parere opposto invece i coltivatori, secondo cui la norma “fa giustizia al settore e lascia i consumatori liberi di scegliere”.

L’importanza del mercato della pasta

La ragione di queste contese è presto spiegata. Anche se in Italia il consumo di pasta è in calo costante (pur restando il paese con il maggior consumo pro-capite annuo, di 28 kg), il valore delle esportazioni del prodotto simbolo del Made in Italy alimentare continuano ad essere in crescita. Non si può quindi sottovalutare l’importanza di valorizzare questo settore, anche attraverso una norma che valorizzi la provenienza delle materie prime e delle lavorazioni che portano alla produzione della pasta.

Sull’argomento si era già discusso a livello generale quattro anni fa. Scopri cos’è cambiato da allora nel mondo delle etichette alimentari!

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