Vermut: un’eccellenza della tradizione Made in Italy torna sulla cresta dell’onda

Vermut vintage

La bevanda d’Italia, si sa, è il vino. Siamo la patria delle “cantine aperte”, dei vigneti, del bicchiere di rosso ad ogni pasto, della bollicina in aperitivo e, soprattutto, delle etichette d’eccellenza. Ma c’è un altro prodotto che, grazie all’utilizzo e alla lavorazione degli ottimi vini italiani, ci ha resi famosi nel mondo: il vermut!

Negli anni del boom economico e della nuova moda dell’aperitivo si aggiunse un nuovo termine in coda a “pizza” e “spaghetti” nella lista delle parole italiane più conosciute nel mondo: “Martini”.

Il vermut, o vermouth è un vino liquoroso aromatizzato attraverso l’infusione di una miscela di erbe (tra le quali l’assenzio) in vino genuino di produzione italiana e alcool. Ne esistono tipologie differenti: rosso, bianco, rosato e dry. È l’ingrediente base di alcuni fra i cocktail più famosi al mondo.

La nascita del vermut in Italia si fa risalire ad Antonio Benedetto Carpano, che nel 1786 a Torino ne crea la ricetta originale, la quale prevedeva l’utilizzo di vino moscato di uve di Canelli (Piemonte). Oggi si utilizzano anche altri vini bianchi prodotti in Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Sardegna.

Il vermut ebbe presto un grandissimo successo e nacquero in pochi anni diverse case produttrici. Alcune di queste, che conosciamo ancora oggi come Gancia, Martini&Rossi, Cinzano, capirono subito l’importanza della distribuzione capillare del prodotto e soprattutto della necessità di investire sul proprio marchio.

Se Carpano rappresenta la tradizione, Martini&Rossi rappresenta il successo attraverso il marketing. A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 tutte le più grandi città del mondo avevano una Terrazza Martini nella quale si incontravano, sorseggiando cocktail, i personaggi più famosi e importanti dell’epoca.

Passati gli anni ’80 e ‘90 i trend sono cambiati, economia e moda hanno messo un po’ da parte questa perla della tradizione italiana e si sono succedute alcune importanti rivoluzioni. Le aziende hanno scelto di non produrre più vermut, ma bevande a base vino, con una gradazione alcolica ridotta rispetto a quella prevista dal disciplinare del vermut. Le ragioni, oltre che di mercato per la richiesta di prodotti più soft, sembrano essere legate anche al risparmio sulle accise. Così Martini&Rossi ha mantenuto vermut solo la tipologia dry, F.lli Branca (che acquisì la Carpano di Torino nel 1982) ha deciso di togliere gradi alcolici al mitico chinato Punt&Mes e Cinzano ha seguito questa rotta passando alla linea Aperitivi. Sono scomparse inoltre alcune produzioni storiche, come Cora.

Nell’ultimo decennio, nella terra dei cocktail e del bartending, gli Stati Uniti, ha preso piede una nuova moda “vintage”: drink classici e antiche ricette pescate in vecchi cocktail book.  A grande richiesta riappaiono i vermut italiani, prodotti della nostra tradizione liquoristica d’eccellenza. Ed ecco riaffiorare il mito del cocktail Martini (miscelazione di gin e vermut dry) in tutte le sue storiche varianti, per molto tempo dimenticate nelle hall dei grandi alberghi e grande passione del signor Ernest Hemingway, che cita Cinzano anche in “Addio alle armi”. Cresce la richiesta e Carpano Antica Formula acquisisce più successo all’estero che in Italia. L’attenzione da noi arriva dopo.

Oggi il rilancio. I grandi nomi, come Martini, ripescano il prodotto d’eccellenza del Made in Italy liquoroso e propongono nuove versioni premium, con packaging dal tono vintage che ci riportano tanto alla tradizione. Per festeggiare i 150 anni del vermut Martini&Rossi, nasce Gran Lusso, vermut rosso secondo tradizione originale, in edizione limitata esclusivamente per l’anno 2014. Cinzano lancia Cinzano Vermouth 1757, il suo prodotto premium. Branca, con Carpano, non solo supporta la sua Antica Formula ma lancia la tipologia dry, finora esclusa dal portfolio. Fioriscono anche brand più o meno piccoli: Vermouth del Professore, Mancino Vermouth, OSCAR 697, Contratto ed altri.

Una moda nata (o rinata) oltreoceano, quasi a farci ricordare che l’Italia è una culla ricca di piccole e grandi eccellenze, eccellenze che spesso vengono messe o rimesse in luce dal mondo estero, ma che siamo noi, appassionati e soggetti attivi del nostro food&beverage a dover supportare sempre, con attenzione e innovazione, attraverso strumenti importanti quali il marketing e la comunicazione di prodotto.

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