Riflessioni su Festa a Vico
SCRITTO DA Erica Battellani E PUBBLICATO NEL Blog IN DATA 31.05.2010
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Le vie dello sviluppo nel mondo della ristorazione italiana
La conferenza stampa di martedì mattina, in vista della conclusione di Festa a Vico, è stato anche un momento di riflessione sulla situazione attuale dell’alta ristorazione italiana e sulle sue possibilità di sviluppo.
Sono intervenuti Massimo Bergami, docente di Organizzazione Aziendale e Direttore di Alma Graduate School, Fausto Arrighi (Michelin), Stefano Bonilli (Paperogiallo), Paolo Marchi (Identità Golose), Enzo Vizzari (Guide Espresso) e Massimiliano Alajmo (ristorante Le Calandre).
La questione attuale, di cui tanto si parla, non è solo quella di capire quale sia il moderno concetto di lusso, tema affrontato soprattutto da Paolo Marchi nei suoi congressi di cucina di quest’anno – ma è anche quella dell’esportazione del Made in Italy gastronomico e della possibilità di crescita della ristorazione italiana.
Mentre Bergami sottolineava le grandi potenzialità ancora non sfruttate dall’Italia gastronomica, quella dei grandi chef e dei grandi prodotti alimentari, Fausto Arrighi di Michelin sottolineava che “devono essere gli altri a dirci che siamo grandi e questo non è ancora successo. La nostra ristorazione deve lavorare per creare le basi per la sua affermazione. Per noi italiani è giunto il momento di lasciare a casa la valigia di cartone e di usare quelle moderne”.
Credo che siano corrette entrambe le posizioni. La ristorazione italiana ha sicuramente enormi potenzialità, ma bisogna trovare il modo giusto per sfruttarle al massimo e per riuscire a comunicarle, sia all’interno del paese che all’estero.
Un grande ristorante si identifica con il proprio chef, ma il talento non è l’elemento sufficiente per avere successo, è necessario, ma deve essere affiancato da un progetto, gli obiettivi devono essere chiari e bisogna adottare tutti gli strumenti (anche quelli di comunicazione) per riuscire ad ottenerli.
Bisogna pensare in modo nuovo e bisogna imparare a comunicare in modo nuovo.
Interessante è stato anche l’intervento di Massimiliano Alajmo, uno degli chef che recentemente ha dato vita all’associazione dei Cavalieri della Cucina Italiana. Il loro scopo è proprio quello di fare gruppo, di essere uniti per farsi portavoce della cucina italiana nel mondo. Perché la coesione è sicuramente uno degli elementi che manca ai grandi chef italiani.
